Lavorare nel cinema. A Torino

Ciò che mi ha spinto a cambiare, quasi su due piedi e ormai diversi anni fa, la mia “vita precedente” di impiegatuccio presso agenzia immobiliare in paesino sperduto dell’Umbria (di giorno) e cantantino sbarbato presso gruppo rock (di sera) in virtù di un percorso diverso, è stata l’esperienza vissuta sul set di una fiction televisiva, sempre in Umbria e in qualità di comparsa.
Ero poco più che un acerbo ventenne, eppure la brulicante vitalità del dietro-le-quinte e la contagiosa sensazione di divertimento generale che si respirava sul set me le ricordo come se fosse ieri.
Ne sono rimasto letteralmente fulminato, come il Ceccherini in Fuochi d’artificio (Leonardo Pieraccioni, 1997): visto nel momento della creazione, il film è un’esperienza ancor più emotiva, completa e edificante di quando lo si vede bell’e finito, al cinema o in televisione.
Questo è l’universo in cui vuole proiettarci Guido Salvini attraverso la sua mostra fotografica, inquadrando in primo piano tutti quei professionisti del cinema che lavorano al di qua della macchina da presa.

Cos’è
“Lavorare nel cinema. A Torino” è una mostra fotografica realizzata per i dieci anni dell’associazione Torino Film Commission Piemonte.
Il percorso espositivo è allestito presso il Museo Tornielli di Ameno e sarà aperto al pubblico fino al 4 novembre.
L’autore della mostra è Guido Salvini, artista multimediale e fotografo di scena dal 1980, che per l’occasione ci offre una serie di fotografie dedicate a tutti quei professionisti che lavorano duramente dietro la macchina da presa ma che raramente vengono menzionati oltre che nei credits.
L’esposizione è integrata con scatti inediti tratti da alcuni set “naturali” della penisola, quali i monti abruzzesi, la pianura padana, il Po, il lago Maggiore e oltre.
La mostra è aperta dal giovedì alla domenica, dalle ore 15.30 alle 19.00.

Perché partecipare
La Torino Film Commission è un’associazione piemontese di fondamentale importanza per il rilancio delle produzioni televisive e cinematografiche nella città di Torino. Grazie al duro lavoro e al decisivo contributo nella produzione di svariati lungometraggi (come non ricordare, ad esempio, Non ho sonno di Dario Argento o Seta di François Girard, per non parlare poi del più recente Vincere di Marco Bellocchio), Torino è ad oggi una delle principali città del cinema in Italia.
La Torino Film Commission è, dunque, alla base di tante, tantissime storie raccontate attraverso il mezzo cinematografico: chissà quanta vita e quanto entusiasmo, a loro volta, in queste storie. E dentro queste stesse storie chissà quante altre ce ne sono: storie del lavoro di grandi artisti e professionisti che, mediamente di due mesi in due mesi, operano in favore di un bel film, o meglio di un film che è innanzi tutto ben realizzato. Dallo scenografo all’attrezzista, dal direttore della fotografia al fonico, dall’aiuto-regista all’operatore steady-cam: la complessità nell’intreccio dei ruoli della produzione cinematografica è affascinante solo al pari dell’atmosfera di armonia-e-perfezione che si respira guardando un film ben fatto.

Io e la mia fidanzata abbiamo l’abitudine, quando finisce il film al cinema, di trattenerci per seguire i titoli di coda fino alla fine, come se fossero parte integrante del film. E forse lo sono più di quanto sembra.

Ideale per
Tutti coloro che non hanno mai letto i titoli di coda di un film in vita loro. Se conservate il biglietto d’ingresso della mostra sarete graziati da un giro di vigorose tirate d’orecchie, parola d’onore.

Fonte immagine: Flick.com, autore Xerones

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